martedì, 05 luglio 2011

La Notte della Rete (streaming in diretta dalle 17:30)

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Non sarà una vigilia tranquilla per l'Agcom: sarà, piuttosto, "La Notte della Rete". Il 5 luglio, a 24 ore dall'approvazione della Delibera definita "ammazza-Internet" dai blogger italiani, artisti, esponenti della rete, leader politici, cittadini e utenti del web si troveranno a Roma per una no-stop contro il provvedimento.

Martedì 5 luglio dalle 17.30 alle 21 alla Domus Talenti a Roma ( via delle Quattro Fontane, 113 ) partecipa anche tu alla nostra mobilitazione. Fai sentire la tua voce!

Fra i presenti già confermati:

Olivero Beha, Rita Bernardini, Emma Bonino, Pippo Civati, Nicola D'Angelo, Juan Carlos de Martin, Tana de Zulueta, Antonio Di Pietro, Dario Fo, Giovanbattista Frontera, Alessandro Gilioli, Peter Gomez, Beppe Giulietti, Fabio Granata, Margherita Hack, Carlo Infante, Giulia Innocenzi, Ignazio Marino, Gianfranco Mascia, Gennario Migliore, Roberto Natale, Luca Nicotra, Leoluca Orlando, Flavia Perina, Marco Perduca, Marco Pierani, il Piotta, Donatella Poretti, Enzo Raisi, Franca Rame, Fulvio Sarzana, Marco Scialdone, Guido Scorza, Mauro Vergari, Carlo Verna, Vincenzo Vita, Vittorio Zambardino.

 

domenica, 01 maggio 2011

Habemus Papam di Nanni Moretti

habemus-papam-locandina1.jpg

Un Papa, ma prima di tutto un uomo, che si trova a fare i conti con una grande responsabilità. Il disegno di un’esperienza umana che non riguarda solo la Chiesa in quanto istituzione, ma racconta il nostro tempo, fatto di mutamenti fra i quali orientarsi non è mai cosa banale. Una profonda e difficile ricerca dell’identità che ci accomuna all’interno di scenari sociali che variano con estrema rapidità, e davanti ai quali è necessario scegliere tra il confronto, la condivisione o l’isolamento.

Questa è una storia che prima o poi qualcuno doveva raccontare. E non è un caso che a farlo sia stato proprio Nanni Moretti. C’è molto di autoriale e autobiografico, come in tutte le sue pellicole d’altronde, ma è l’interpretazione di Michel Piccoli a rendere emozionante lo scandire delle scene.

Un continuo rimbalzo tra le mura interne del Vaticano, entro le quali regnano il conflitto, gli accordi, le finzioni, e una Roma teatro della riscoperta spirituale della vita: il risultato è una frammentazione, forse troppo marcata, che genera ansia e attesa, e perciò sofferenza, seppur scandita dai ritmi della commedia.


É il grande quadro dell’eterna realtà umana e naturale: “cambia, todo cambia”. L’informazione, il rapporto con se stessi e con gli altri, il disagio, ma anche il gioco e le risate in un evolversi che Moretti non può prescindere dal rappresentare quale grande processo di secolarizzazione che caratterizza il nostro tempo.

Si può parlare di spiritualità con intelligenza, pur essendo atei. E si può anche dare senso a un’umiltà rivoluzionaria, divina, che è in Cristo perché appartiene all’uomo. Il miglior Papa della storia, che nei fatti rompe gli schemi del potere per abbracciare il cambiamento, senza la presunzione di insegnare qualcosa a qualcuno, e proprio per questo rappresenta un grande esempio. Che purtroppo in molti hanno fatto finta, o non hanno voluto capire.

 

venerdì, 29 aprile 2011

In risposta a Celentano sui referendum: andiamo oltre, organizziamoci e agiamo!

Pubblico un commento in risposta alla lettera di Adriano Celentano, pubblicata oggi su Il Fatto Quotidiano, in difesa dei Referendum abrogativi (nucleare, acqua pubblica, impedimento) del 12 e 13 Giugno:

Concordo con Celentano sul fatto che questo Referendum sia vitale e che il nucleare non sia la tecnologia adatta a pianificare il nostro futuro, ma anzi ci condanni a terribili deformità, prima di tutto nelle nostre coscienze, oltre che nella realtà naturale.

Non concordo sul fatto che Antonio Di Pietro sia l’unico vero combattente per la salute delle prossime generazioni.
Ci sono tanti movimenti, cittadini non elettori IDV che fanno attivismo contro il nucleare e si battono per un futuro sostenibile.

Ultimamente trovo Celentano (come tanti altri) parecchio in difficoltà e confuso nell’interpretare gli attuali scenari, anche se mosso da valori del tutto onesti e condivisibili.

Dunque rivolgo io un appello a Adriano, al Fatto Quotidiano, al gruppo di AnnoZero e spero che arrivi forte a tutti quelli che hanno davvero a cuore il nostro futuro, e non si limiti a un semplice commento a questa lettera:

ORGANIZZATE UN GRANDE EVENTO IN DIFESA DEL VOTO E DEI REFERENDUM!

Avete tutti i mezzi, e con Rai Per Una Notte noi cittadini vi abbiamo dimostrato che insieme possiamo fare grandi cose mediante l’autofinanziamento.

Uniamo insieme le realtà politiche e la società civile, la cui coscienza è soltanto narcotizzata.
E’ tempo di suonare la sveglia! E per farlo occorre utilizzare tutti gli strumenti di cui disponiamo.

In questo Grillo ha ragione: siamo in guerra. Ma in questa guerra vinceremo soltanto usando l’intelligenza, il confronto e l’informazione.

Cambieremo il futuro solo se facciamo tutto quello che è in nostro potere fare, impegnando prima di tutto noi stessi, con tutte le nostre forze.

Pensateci, un giorno potreste rimpiangere di esservi limitati a parlarne in una trasmissione o a pubblicare una lettera.

Potete, possiamo fare molto di più. Possiamo cambiare.

mercoledì, 23 febbraio 2011

Italia - Libia: l'amicizia che uccide

baciamano_berlusconi1.jpg Il nostro Paese dal 2008 è ufficialmente amico, oltre che partner commerciale e politico, di un regime dittatoriale. Sarebbe bastato questo a un popolo che ha a cuore la democrazia per chiedere con forza la revisione del grande accordo con la Libia. Accordo che, tra le altre cose, prevede un importante scambio di armi, mezzi e attrezzatura militare ufficialmente impiegati da Gheddafi per controllare i flussi migratori (in percentuale scarsissimi rispetto al totale) diretti via mare verso le coste italiane. Numerosi furgoni IVECO vengono impiegati dalla polizia libica per attuare un vero e proprio traffico di esseri umani: uomini e donne, etiopi, eritrei, somali venduti ai trafficanti: stipati, perseguitati e torturati in centri di detenzione finanziati indirettamente anche con fondi dell'Unione Europa (a questo proposito consiglio la visione-lettura del film+libro "Come un uomo sulla terra" di Dagmawi Yimer). Per chi cade sotto violenze e disperazione, per terra come per mare, l'Italia ha donato alla Libia numerose sacche per cadaveri.

Ora abbiamo davanti agli occhi i risultati di un'amicizia che, vista l'accoglienza riservata dal Governo italiano nel 2010 al dittatore libico, si è fatta sanguinosa sudditanza: raffiche di proiettili, razzi, bombe su manifestanti e militari schierati contro il regime. Gheddafi ha assoldato mercenari per reprimere le proteste e dichiarato: «va tutto bene». Pochi giorni prima, Berlusconi aveva ammesso di non voler disturbare il caro amico in un momento così delicato. Nelle ultime ore si è inoltre diffusa la notizia, tutta da verificare, che anche l'Italia sia andata in soccorso del colonnello bombardando con mezzi aerei. Il Ministro degli Esteri Frattini smentisce, ma è certo che le basi NATO nel Sud del Paese siano state messe in allerta a causa delle rivolte nel nord Africa. Il Ministro della Difesa La Russa inoltre ieri ha dichiarato di aver «predisposto l'invio di un'unità logistica».

AGGIORNAMENTO (26/02/2011): La Russa: ''Di fatto sospeso Trattato d'amicizia con Gheddafi''

Migliaia di uomini e donne africani hanno pagato, e stanno pagando, con il loro sangue il prezzo di quegli accordi che i cittadini italiani hanno sottovalutato, quasi lasciandoli passare in sordina. Purtroppo in Italia è all'ordine del giorno che la gerarchia delle notizie venga manipolata da interessi privati per non destare l'attenzione dell'opinione pubblica. Dinamica che Marco Travaglio ha descrito come "La scomparsa dei fatti". Se con la Libia si tratta di accordi indispensabili sotto il profilo economico (si tratta di un importantissimo fornitore di energia per l'Italia), è però legittimo domandarsi: sono essenziali dal punto di vista politico-militare? Sono giusti sotto il profilo umano e sociale?

 

 

Come già successo a partire dal 2009 con la rivolta iraniana, continuano a diffondersi sui social network video e messaggi dalle rivolte: Twitter, ideale per sintesi e rapidità di pubblicazione, è il protagonista assoluto in momenti di scarsità di accesso a internet. Sempre Twitter in collaborazione con Google ha predisposto un servizio di pubblicazione online via cellulare per aggirare il blocco imposto dai regimi che continuano a limitare la diffusione di notizie spegnendo le infrastrutture di comunicazione e generando veri e propri black out cibernetici. Ha fatto scalpore (ma non troppo) quello attuato da Vodafone in Egitto: Mubarak in seguito ha ripristinato il servizio solo per diffondere sms propagandistici tra la popolazione. Spesso i dittatori sono costretti a riattivare per brevi periodi la rete a causa di necessità di comunicazione politica o economica. I giovani nord africani utilizzano queste brevi occasioni per organizzarsi e informare il mondo su quello che sta accadendo. Su Facebook un giovane libico ha creato una pagina intitolata al 17 febbraio, data in cui Gheddafi ha represso nel sangue le manifestazioni a Bengasi: subito raggiunta da migliaia di contatti, è stata uno dei punto di riferimento per le proteste. Le notizie che arrivano dai social network vanno comunque verificate: grazie ai materiali, i raffronti e le inchieste dei giornalisti inviati è possibile farsi un'idea più ampia del dramma che questi Paesi stanno affrontando.

egypt-cellulars-protesters.jpgNelle prossime ore probabilmente saremo testimoni dell'ennesima caduta, dell'ennesimo regime dittatoriale nel nord Africa. Rimane da domandarsi che ruolo hanno assunto dietro le quinte i grandi Paesi esportatori di democrazia come USA e Italia, e che ruolo avranno nel futuro immediato di Paesi "caldi" come la Libia e l'Egitto. La situazione è delicata, tanti interessi politico-economici si intrecciano. Riusciranno questi popoli sollevati in rivoluzione a decidere del loro futuro tramite libere elezioni democratiche?

/----Ispirazione----/

Vorrei concludere citando e dedicando due recenti pezzi di due cantautori italiani a tutti gli uomini e le donne, vicini e lontani, che lottano per una vita migliore. Con la speranza che la "leggera pesantezza" di certe parole abbia sempre più influenza sulla vita quotidiana di tanti nostri concittadini.

 

"Difendi questa umanità, anche restasse un solo uomo..." - Roberto Vecchioni, Chiamami Ancora Amore

 

"Noi siamo l'elemento umano nella macchina e siamo liberi sotto alle nuvole..." - Lorenzo Jovanotti, L'elemento umano

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