Riforma Gelmini. Ultimo atto?

Lezione_Rettorato_SapienzaE’ giunta l’ora dello scontro finale? Da una parte studenti, ricercatori, insegnanti sempre più decisi nel loro “No!”; dall’altra i politici “riformatori” del centrodestra, che mercoledì 22 dicembre approveranno in via definitiva il DDL Gelmini al Senato. La riforma universitaria, da loro definita “meritocratica” e “rivoluzionaria”, tra le altre cose finanzia e promuove, con capitali pubblici, atenei privati come CEPU. Per la sua applicazione saranno necessari parecchi mesi, se non anni, e decine di decreti attuativi. In combinazione, come programmato da Tremonti nel 2008, i tagli ai fondi dedicati all’istruzione sono già stati attuati, riducendo risorse, borse di studio, numero di docenti e insegnamenti.

Sarebbe superficiale descrivere le manifestazioni, i dibattiti, le iniziative portate avanti in questi ultimi anni da milioni di cittadini, migranti, persone differenti per origini, contesto sociale e interessi politici, riconducendole a un banale rifiuto a priori della politica del governo Berlusconi, o nello specifico della sua persona. C’è una parte del Paese (della quale il settore universitario è solo una fetta) che chiede di essere ascoltata e rappresentata perché, a disagio nel presente, non riesce a immaginare un futuro. Continua a farlo in tutti i modi, per lo più pacifici. Lancia segnali esasperati arrampicandosi sulle gru, occupando tetti, stazioni, spazi pubblici, monumenti. Lo fa perché sente calpestati quotidianamente i propri diritti. Secondo la logica che “se una protesta non passa in TV, non esiste” e nel vano tentativo di dialogo con le istituzioni, l’ ”Italia nascosta” cerca, pretende l’attenzione dei media. Ma quando la protesta arriva sugli schermi televisivi è già tardi: distorta, eccessivamente semplificata, ridotta da tempi stretti e prospettive che non consentono di analizzarla in modo chiaro. E alla fine più nessuno si domanda se sia giusto che la TV ospiti in esclusiva il dibattito tra cittadini e istituzioni, e abbia assunto col tempo il ruolo di unico grande narratore pubblico dei nostri rapporti sociali.

Al di là del vetro, quasi sempre oscurato, le logiche del potere non deviano di un solo grado il loro corso. La rabbia esplode. Ignorante, dotta, confusa. Tra cappucci, passamontagna, “black bloc”, camionette incendiate, san pietrini e scudi-libro dei “book bloc”. Gli obiettivi delle telecamere raccontano un Paese in guerra con se stesso, perso in una vertigine di piazza che ad alcuni ricorda gli anni ’70. Individui sfogano la loro frustrazione come possono, come non dovrebbero, e i soliti La Russa e Gasparri di turno generalizzano: “gli studenti sono violenti”, “vigliacchi”, “potenziali assassini”. Gli studenti. Ma oggi chi sono gli studenti in protesta? Sicuramente rappresentano una minoranza, in molti i sensi. Contrariamente rispetto al resto del Paese, si informano e comunicano principalmente in rete, ma tra loro relativamente pochi possono dire di conoscere nel dettaglio la riforma Gelmini. Molti si accodano perché convinti che sia giusto farlo. Ne abbiamo avuto dimostrazione negli scontri del 14 dicembre a Roma: non sempre tengono alla larga i violenti. Ma c’è anche chi lavora per produrre critiche costruttive, elabora alternative e studia il modo migliore per comunicarle; anche se chi lo fa per ora ha per lo più fallito. Nelle ultime settimane, studenti di Pisa e Roma sono stati ospiti di AnnoZero. Sarebbe stata l’occasione giusta per divulgare le proposte raccolte in anni di dibattiti e confronti. Qualcuno di voi ha sentito in TV elencati i punti dell’AltraRiforma elaborata dal Coordinamento universitario? Regna la frammentazione.

Difendiamo_scuola_pubblicaDomani i “grandi liberali riformatori” al governo, approveranno dunque la riforma. Barricati nel centro di una zona rossa ampliata per l’occasione dal sindaco Alemanno, impegnati nel tenere il più lontano possibile le opinioni dei cittadini dai palazzi di potere, preservando la tranquillità, il decoro, l’ordine e la disciplina nelle vie della capitale. Negando ancora una volta ogni tipo di dialogo, perché a detta della Gelmini: “Il confronto è durato due anni, ora è il momento di prendere delle decisioni”. E’ di poche ore fa la notizia del ritrovamento di un ordigno esplosivo, per fortuna inattivo, all’interno di una carrozza della metro B di Roma. C’è già chi lo riconduce al clima di allerta e tensione per le manifestazioni di domani. Dal canto loro gli studenti della Sapienza, riuniti in assemblea, hanno dichiarato di voler manifestare in maniera pacifica senza violare l’area presidiata dalle forze dell’ordine: “punteremo sull’effetto sorpresa consegnando dei regali alla Gelmini“. Prenderanno di mira il Ministero della Pubblica Istruzione, o quello dei Beni Culturali? Si spera in una protesta intelligente e pacifica, che comunichi il disagio e la gravità della situazione senza concedere facili generalizzazioni ai politici. Una manifestazione che porti le migliori proposte fuori dagli atenei, nelle orecchie e negli occhi della gente. La violenza è un boomerang, domani in piazza tutti con le mani al cielo e la mente al futuro.

Riforma Gelmini. Ultimo atto?ultima modifica: 2010-12-21T21:53:00+00:00da menu.maluentu
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Un pensiero su “Riforma Gelmini. Ultimo atto?

  1. La Lega delle riforme e la casta conservatrice

    Una vasta fetta del parlamento italiano si è messa di traverso alle riforme che urgono al paese per uscire dal vicolo cieco in cui la crisi economico-finanziaria lo ha chiuso.

    Ancor oggi è scoppiata la bagarre al Senato della Repubblica a causa della presentazione della riforma dell’università presentata dal ministro Gelmini.

    Le baronie e le signorie che vivono benissimo succhiando e sprecando ricchezza dello stato non vogliono che vengano avviate quelle riforme che l’attuale governo e la sia pur risicata maggioranza che lo sostiene tenacemente difende.

    Tali riforme infatti, sono frutto della tutela delle istanze di cambiamento che provengono dal popolo sovrano e vanno nella direzione della tutela degli interessi di imprese e famiglie italiane.

    Ma gli interessi di famiglie e aziende italiane sono avversati tenacemente da una vasta pletora parlamentare che le vuole impedire.

    Questa pletora non è altro che la parte peggiore della casta politico-burocratica italiana, tutta protesa a difendere egoisticamente i propri interessi e gli interessi dei propri affiliati, dei loro affini e parenti e delle loro “fulminanti” carriere realizzate all’ombra del debito pubblico italiano, della maggiore pressione fiscale del mondo occidentale e di uno dei deficit peggiori dei paesi industrializzati.

    Questa “zavorra” è ciò che impedisce al paese di uscire dalle paludi aquitrinose e fangose nelle quali è scivolato.

    A questa marmaglia non interessa nulla che il mondo della produzione sia sganciato dal mondo della ricerca universitaria e non importa nulla che il mondo della ricerca universitaria sprechi enormi energie finanziarie nel tenere in piedi atenei, sedi universitarie, facoltà e corsi di laurea che assorbono tutte quelle energie che dovrebbero invece andare esclusivamente nella direzione della ricerca, poichè a questa insulsa marmaglia appendicolare e parassitaria, non interessa nulla della università come luogo di ricerca a sostegno della produzione di beni e di servizi di qualità, ma risulta invece molto interessata all’università come industria generalista e generalizzata di lauree facili quanto inutili e di posti lavoro ben pagati ed assolutamente poco od affatto faticosi.

    Il tutto a spese di quelle imprese e di quelle aziende italiane che producono quella ricchezza che queste baronie e queste signorie vogliono così insulsamente distruggere e sprecare.

    Il tutto a danno del settore produttivo del paese che, al minimo fugge a delocalizzare altrove i propri siti produttivi, ed al massimo, viene costretto alla evasione fiscale, al fine di impedire lo sperpero e lo spreco di quel danaro pubblico e di quella ricchezza da loro così faticosamente prodotta, così inverecondamente dissipato e dilapidato, estorto e disciolto in un dispendio di energie vitali per imprese e lavoratori italiani, al solo ed infimo fine di assicurare un posto di lavoro “sicuro” ed uno stipendio “regalato” alle folte schiere di coscritti di codesta casta indecente.

    Ecco svelato il motivo per cui è quasi impossibile riformare e cambiare questo paese, il motivo per cui l’evasione fiscale ha un “fondamento ragionevole” e per cui le migliori menti e le migliori aziende fuggono a gambe levate.

    Volete salvare il paese?

    Dovete sovrastare gli interessi di questa casta politico-burocratica che vuol portare il paese allo scontro frontale, nelle piazze e nelle strade, nelle sedi parlamentari e nelle poltrone istituzionali.

    E’ una sfida mortale, una sfida epocale.

    Non si può perdere questa occasione unica e storica per cambiare finalmente un paese che ambisce a tornare ad essere uno dei paesi più ricchi ed avanzati del pianeta terra.

    Un paese che vuol prendere il volo, un popolo che ha bisogno di gettare la zavorra che lo trattiene ingiustamente al suolo.

    Osare per credere.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

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