Italia – Libia: l’amicizia che uccide

baciamano_berlusconi1.jpg Il nostro Paese dal 2008 è ufficialmente amico, oltre che partner commerciale e politico, di un regime dittatoriale. Sarebbe bastato questo a un popolo che ha a cuore la democrazia per chiedere con forza la revisione del grande accordo con la Libia. Accordo che, tra le altre cose, prevede un importante scambio di armi, mezzi e attrezzatura militare ufficialmente impiegati da Gheddafi per controllare i flussi migratori (in percentuale scarsissimi rispetto al totale) diretti via mare verso le coste italiane. Numerosi furgoni IVECO vengono impiegati dalla polizia libica per attuare un vero e proprio traffico di esseri umani: uomini e donne, etiopi, eritrei, somali venduti ai trafficanti: stipati, perseguitati e torturati in centri di detenzione finanziati indirettamente anche con fondi dell’Unione Europa (a questo proposito consiglio la visione-lettura del film+libro “Come un uomo sulla terra” di Dagmawi Yimer). Per chi cade sotto violenze e disperazione, per terra come per mare, l’Italia ha donato alla Libia numerose sacche per cadaveri.

Ora abbiamo davanti agli occhi i risultati di un’amicizia che, vista l’accoglienza riservata dal Governo italiano nel 2010 al dittatore libico, si è fatta sanguinosa sudditanza: raffiche di proiettili, razzi, bombe su manifestanti e militari schierati contro il regime. Gheddafi ha assoldato mercenari per reprimere le proteste e dichiarato: «va tutto bene». Pochi giorni prima, Berlusconi aveva ammesso di non voler disturbare il caro amico in un momento così delicato. Nelle ultime ore si è inoltre diffusa la notizia, tutta da verificare, che anche l’Italia sia andata in soccorso del colonnello bombardando con mezzi aerei. Il Ministro degli Esteri Frattini smentisce, ma è certo che le basi NATO nel Sud del Paese siano state messe in allerta a causa delle rivolte nel nord Africa. Il Ministro della Difesa La Russa inoltre ieri ha dichiarato di aver «predisposto l’invio di un’unità logistica».

AGGIORNAMENTO (26/02/2011): La Russa: ”Di fatto sospeso Trattato d’amicizia con Gheddafi

Migliaia di uomini e donne africani hanno pagato, e stanno pagando, con il loro sangue il prezzo di quegli accordi che i cittadini italiani hanno sottovalutato, quasi lasciandoli passare in sordina. Purtroppo in Italia è all’ordine del giorno che la gerarchia delle notizie venga manipolata da interessi privati per non destare l’attenzione dell’opinione pubblica. Dinamica che Marco Travaglio ha descrito come “La scomparsa dei fatti“. Se con la Libia si tratta di accordi indispensabili sotto il profilo economico (si tratta di un importantissimo fornitore di energia per l’Italia), è però legittimo domandarsi: sono essenziali dal punto di vista politico-militare? Sono giusti sotto il profilo umano e sociale?

 

 

Come già successo a partire dal 2009 con la rivolta iraniana, continuano a diffondersi sui social network video e messaggi dalle rivolte: Twitter, ideale per sintesi e rapidità di pubblicazione, è il protagonista assoluto in momenti di scarsità di accesso a internet. Sempre Twitter in collaborazione con Google ha predisposto un servizio di pubblicazione online via cellulare per aggirare il blocco imposto dai regimi che continuano a limitare la diffusione di notizie spegnendo le infrastrutture di comunicazione e generando veri e propri black out cibernetici. Ha fatto scalpore (ma non troppo) quello attuato da Vodafone in Egitto: Mubarak in seguito ha ripristinato il servizio solo per diffondere sms propagandistici tra la popolazione. Spesso i dittatori sono costretti a riattivare per brevi periodi la rete a causa di necessità di comunicazione politica o economica. I giovani nord africani utilizzano queste brevi occasioni per organizzarsi e informare il mondo su quello che sta accadendo. Su Facebook un giovane libico ha creato una pagina intitolata al 17 febbraio, data in cui Gheddafi ha represso nel sangue le manifestazioni a Bengasi: subito raggiunta da migliaia di contatti, è stata uno dei punto di riferimento per le proteste. Le notizie che arrivano dai social network vanno comunque verificate: grazie ai materiali, i raffronti e le inchieste dei giornalisti inviati è possibile farsi un’idea più ampia del dramma che questi Paesi stanno affrontando.

egypt-cellulars-protesters.jpgNelle prossime ore probabilmente saremo testimoni dell’ennesima caduta, dell’ennesimo regime dittatoriale nel nord Africa. Rimane da domandarsi che ruolo hanno assunto dietro le quinte i grandi Paesi esportatori di democrazia come USA e Italia, e che ruolo avranno nel futuro immediato di Paesi “caldi” come la Libia e l’Egitto. La situazione è delicata, tanti interessi politico-economici si intrecciano. Riusciranno questi popoli sollevati in rivoluzione a decidere del loro futuro tramite libere elezioni democratiche?

/—-Ispirazione—-/

Vorrei concludere citando e dedicando due recenti pezzi di due cantautori italiani a tutti gli uomini e le donne, vicini e lontani, che lottano per una vita migliore. Con la speranza che la “leggera pesantezza” di certe parole abbia sempre più influenza sulla vita quotidiana di tanti nostri concittadini.

 

Difendi questa umanità, anche restasse un solo uomo…” – Roberto Vecchioni, Chiamami Ancora Amore

 

Noi siamo l’elemento umano nella macchina e siamo liberi sotto alle nuvole…” – Lorenzo Jovanotti, L’elemento umano

Italia – Libia: l’amicizia che uccideultima modifica: 2011-02-23T00:16:00+00:00da menu.maluentu
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