Perché un Nobel per la Pace a Internet?

 

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Dopo mesi di navigazione, dibattito con amici e colleghi, letture su Wired e riflessioni più o meno approfondite mi giunge la notizia da parte di Riccardo Luna su Twitter che è stata presentata ufficialmente a Oslo la candidatura di Internet a Nobel per la Pace 2010. Quale migliore occasione per fare il punto sulla questione?

Devo essere sincero, la prima impressione che ho avuto sentendo Luna cinguettare i primi concetti a riguardo, è stata di stupore e interesse, quasi già sottoscrivevo (è un bello spot a favore di Internet, niente da dire) ma pochi minuti dopo ero già sui miei libri e in rete per farmi un’opinione più strutturata e approfondita.

Amo Internet da quando so che esiste (forse anche da prima), ma soprattutto da quando ho iniziato a studiarne le potenzialità. I meccanismi dei media mi hanno sempre affascinato. La mia tesina di quinta al liceo aveva come titolo “L’Era dei Mass Media” e da sempre ho tenuto a confronto la filosofia del linguaggio, la tecnologia e la storia dell’uomo. Penso che su questi temi investirò le energie di una vita, e so già che non basteranno a saziare la mia voglia di migliorare il pianeta che mi ospita, (comprensivo di essere viventi, acqua e minerali ovviamente).

Internet non è un media qualunque, si può definire il media dei media perché idealmente può contenere tutto il sapere umano.

Ma potrà mai contenere l’uomo?

McLuhan, illuminato sociologo del linguaggio, afferma “il media è il messaggio“, ma io mi domando allora “qual’è il messaggio di Internet?

Per chi sottoscrive l’appello a favore del Premio Nobel per la Pace a internet, penso che la risposta sia “un messaggio di pace“. Ma è davvero un ragionamento universale e universalizzabile?

Io definirei quello di Internet “un messaggio di libertà” piuttosto che di pace (non per niente nasce per scopi militari negli Stati Uniti, paese che fonda la sua politica sulla libertà, la sua, non di certo sulla pace). La differenza tra pace e libertà passa per le scelte. L’uomo ha sempre potuto operare scelte che ruotavano attorno all’utilizzo della tecnologia e del linguaggio, agendo in base al raggiungimento di uno scopo in relazione al contesto in cui si trovava a vivere.

Internet sta diventando forse un grande ambiente dove tutti (o la maggiorparte) agiscono per la pace? Come è possibile dato che non tutti vivono nello stesso ambiente? Basta dare uno sguardo anche solo all’occorrenza dei termini “war” e “peace” in rete per rendersi conto di quale sia lo squilibrio fra queste due forze. E’ così anche all’interno dell’uomo?

Se Internet per la Pace voleva essere invece un grande spot adatto a pubblicizzare questa formidabile tecnologia per portare sempre più utenti in rete, capisco l’idea, ma non la condivido. Come al solito bisogna capire gli scopi per cui determinate azioni vengono messe in atto, e gli scopi non possono sempre essere quelli dichiarati, anche perché sono convinto che il nostro controllo sulla sfera istintiva è relativo e non del tutto cosciente.

Non penso che Luna e tutti gli altri ambasciatori abbiano agito in malafede, anzi penso che la loro buona fede sia assoluta, ma non mi trovo nella prospettiva di appoggiare questa iniziativa per il vizio di fondo che ho già spiegato: internet è un messaggio di libertà, non necessariamente di pace, e la differenza tra pace e libertà passa dalle scelte dell’uomo. Dire che la rete è già di per se un messaggio, strumento o veicolo di Pace, taglia la libertà di scelta, e costituisce perciò una violazione della libertà. Non si arriva alla Pace tramite i consigli o, ancora peggio, le imposizioni.

Mi capita spesso di prendere spunto da grandi uomini e grandi idee che hanno segnato la storia: devo ricordare che Gandhi non ha mai ricevuto il Premio Nobel per la Pace, pur essendo stato nominato ben 5 volte.

Il mio appello finale vuole rivolgersi a quelle persone che hanno l’energia di agire concretamente per la pace: creiamo la pace in ogni contesto. Il primo passo è crearla e contemplarla dentro noi stessi, il secondo è trasmetterla e condividerla in ogni momento della vita quotidiana e senza discriminazioni. Il terzo è non aver paura di perdere quello che abbiamo attorno a noi, perché chi abbraccia la pace vive nel futuro.

“Un errore non diventa verità perché moltiplicato e diffuso, né un errore diventa verità perché nessuno lo vede. La verità esiste, anche se non vi è alcun sostegno pubblico. Si sostiene da sé.”

Mahatma Gandhi

 

Segnalo anche un interessante articolo di Livio Milanesio sulla Webzine di Apogeo Online

Perché un Nobel per la Pace a Internet?ultima modifica: 2010-02-02T13:54:00+01:00da menu.maluentu
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Un pensiero su “Perché un Nobel per la Pace a Internet?

  1. Secondo me non ha senso dare un nobel per la pace a Internet in quanto è uno strumento e quindi può portare pace o distruzione in base a come viene usato. Piuttosto come dici tu è un qualcosa che da libertà praticamente in tutti i sensi, sia negativi che positivi. Io invece proporrei la candidatura di Berlusconi, con le persone che frequenta, con il modo con cui accoglie e giudica gli immigrati come si può non darglielo? mahauahuahuauah

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